domenica 21 dicembre 2014

PETROLIO ORO DOLLARO...

Mentre il dollaro continua a rafforzarsi, in scia alle scelte opposte di politica monetaria da parte della Fed (verso il rialzo dei tassi), il crollo del prezzo del petrolio, determinante nell'economia russa, ha perso quasi metà del suo valore dall'inizio dell'estate.
Solo a ottobre, Mosca ha già speso circa 30 miliardi di dollari per sostenere il rublo che dall'inizio 2014 si è svalutato del 50%
Le riserve in oro e valuta estera sono a 430 miliardi di dollari, il debito del Paese è al 13% del Pil e nonostante le difficoltà (crescita modesta del Prodotto), il bilancio è in surplus.,+23 mld di dollari

Insomma, per Mosca non si dovrebbe prospettare uno scenario in stile 1998, quando le riserve crollarono a 11 miliardi di dollari e il barile arrivò a stazionare in area 10 dollari, portando il Paese sull'orlo della bancarotta.
Numeri ben diversi da quelli attuali, che fanno pensare a un diverso epilogo.

Questa la situazione,molto complessa nelle sue cause,ma certamente dovuta in gran parte a motivazioni politiche,parte della guerra in atto tra Usa e Russia,sanzioni comprese.

Intanto,basterebbe chiedersi perchè il prezzo di un bene,diciamo una materia prima diminuisce.
Perchè c'è molta offerta e poca domanda (vero in Europa),ma non credo sia questo il caso del petrolio (la Cina comprerebbe tutta la produzione se potesse)..
Oppure perchè i compratori hanno trovato un succedaneo altrettanto valido e che costa meno.Non credo a nemmeno questo motivo.Queste le principali cause economiche di un ribasso.Ora non me ne vengono in mente molte altre.

Se non è così,è evidente che si tratta di motivazioni politiche o speculative,ma per fini politici.
Una potrebbe essere quella di danneggiare la Russia nell'export,ma sarebbe un danno pure per i produttori e le sette Sorelle.Potrebbe essere comunque un danno accettabile,se temporaneo per scopi appunto politici,ma che non può durare.Infatti, i prezzi del futures oggi suggeriscono che il collasso dell’oro nero dovrebbe essere vicino alla fine
L'unico che si avvantaggia di questa situazione è la Cina (e i paesi importatori),visto che è solo compratore....
C'è da dire che i grandi speculatori angloamericani (d'accordo coi governi) ,magari gli stessi petrolieri,incasserebbero meno,ma realizzerebbero grossi guadagni sui futures al ribasso presenti massicciamente sul mercato.
Che dire? Diventa veramente difficile capire per il momento e i suoi sviluppi.
Di seguito,le varie ipotesi della situazione e dei possibili sviluppi






Una tesi

Il tentativo è di ripetere l’operazione del 1986 del dipartimento di Stato e dell’Arabia Saudita per far collassare la Russia con i sauditi che facevano crollare i prezzi del petrolio. L’unico problema è che gli oligarchi drogati di potere e i loro ridicoli pensatori neo-con trascurano il fatto che, nel processo, si avrà la bancarotta dell’assai vulnerabile profitto da petrolio di scisto,la bufala Usa.
Stavolta pare però che i sauditi, come si è visto alla recente riunione dell’OPEC, vogliono far scoppiare la bolla dello scisto petrolifero statunitense per riaffermare il controllo della vecchia Arabia Saudita sui mercati mondiali del petrolio.
 Il 27 a seguito di un incontro inconcludente dell’OPEC, dove i sauditi rifiutarono vari appelli a cambiare strada e fermare la caduta dei prezzi a novembre, il prezzo di negoziazione del greggio da scisto bituminoso è prezzato, al West Texas Intermediate, a meno 66 dollari al barile, il minimo mai visto in cinque anni.
Forse quando Kerry propose al re saudita, assieme al principe Bandar lo scorso settembre, che l’Arabia Saudita aiutasse Washington a spezzare la Russia con il crollo delle entrate petrolifere russe, re Abdullah e Bandar erano felicemente d’accordo.
Ma ora sembra che il fuoco saudita colpisca meno la Russia e più la concorrenza del petrolio di scisto degli Stati Uniti.
Il petrolio di scisto non convenzionale è più costoso da estrarre rispetto al petrolio convenzionale. Solo prezzi straordinari, al di sopra dei 100 dollari al barile negli ultimi cinque anni, ha reso lo scisto redditizio.
Ora le banche di Wall Street che hanno prestato miliardi ai produttori di scisto statunitensi riesaminano i loro portafogli e considerano se richiamare tali prestiti o per lo meno non concederne altri a una partita persa. Tuttavia, il petrolio di scisto, a differenza di quello convenzionale, richiede investimenti crescenti per perforare nuovi pozzi mentre i vecchi si esauriscono molto più velocemente rispetto ai convenzionali.
I costi di produzione del petrolio di scisto non convenzionale variano da 50 a 100 dollari al barile Invece i costi del petrolio convenzionale degli Stati Uniti vanno da 10 dollari in su.Sotto gli 80 dollari,saranno inevitabili le riduzioni delle perforazioni.
Questa primavera possiamo aspettarci che numerose compagnie petrolifere di scisto rischieranno fallimento.
Ma è mai possibile che il mondo accetti ancora questa bufala USA dello scisto?
E questa è una delle ipotesi.
(Fonte:rivista online “New Eastern Outlook“.)


Un'altra tesi (vedi il lungo articolo di oggi di Scacciavillani sul Fatto) ipotizza invece seri pericoli per l'economia russa e per la leadership di Putin,anche se c'è da dire che l'articolista è da sempre pro Usa (e pro euro).Uomo del Fondo monetario internazionale a Washington, della BCE a Francoforte (quando partì l’unione monetaria),di Goldman Sachs a Londra.
Altri articoli simili:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/16/russia-circolo-vizioso-petrolio-rublo-mette-allangolo-vladimir-putin/1278776/

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/rublo-russia-crisi-default-medvedev-bffbae09-1e89-46bd-9370-6e329485b452.html

E ancora 

L'economista Jacques Sapir afferma che molteplici indizi indicano che tale calo ha cause politiche,un tentativo degli Stati Uniti per destabilizzare la Russia. Anche se la realtà è più complessa.
E avanza anche lui l'ipotesi,e cioè che i Paesi OPEC in realtà attaccano l’industria del petrolio del Nord America
Ci si può chiedere se non vi sia il tacito accordo tra Arabia Saudita e Russia per scacciare, o almeno limitare, il nuovo attore dal mercato degli idrocarburi. Ma l’attacco potrebbe avere altre conseguenze. Il gas e il petrolio di scisto si basa su prestiti che coprono l’80%-90% dei costi d’investimento. Rappresenterebbe oltre 300 miliardi di dollari in asset nelle banche statunitensi. Questi conti necessariamente diverranno “sofferenze” non appena saranno sotto a una redditività significativa. Tuttavia, le banche hanno naturalmente cartolarizzato questi debiti, emettendo CDS (ci risiamo...!!) in cui i debiti servono da collaterali.
Se rimane troppo a lungo un prezzo troppo basso, non può essere esclusa una nuova crisi finanziaria nel sistema bancario degli Stati Uniti.

Un'altra ipotesi è quella di Dmitry KalinichenkoPutin scommette sulla fine accelerata del dollaro.Vale a dire,accumulando oro, comprato a basso costo: oro svalutato artificialmente dall’Occidente per tenere alto il valore del dollaro.
 «Oggi, Putin vende petrolio e gas russi solo in cambio di “oro fisico”, naturalmente accetta ancora il dollaro come mezzo di pagamento. Ma, attenzione, cambia immediatamente tutti i dollari ottenuti dalla vendita di petrolio e gas con l’oro fisico».
Basta osservare la vorticosa crescita delle riserve auree della Russia e confrontarle con le entrate in valuta estera della Federazione Russa dovute alla vendita di petrolio e gas nello stesso periodo.
Nel terzo trimestre 2014, gli acquisti da parte della Russia di “oro fisico” sono i più alti di tutti i tempi, a livelli record. Nello stesso periodo, le banche centrali di tutti i paesi del mondo hanno acquistato 93 tonnellate del prezioso metallo, dopo 14 trimestri di acquisti ininterrotti. Ma, di queste 93 tonnellate, ben 55 sono state acquisite dalla Russia.
Per gli scienziati britannici e la “Us Geological”, l’Europa non potrà sopravvivere senza l’offerta energetica russa, cioè se il petrolio e il gas della Russia saranno sottratti dal bilancio globale dell’offerta energetica.

Nel mondo finanziario, continua Kalinichenko, è assodato che l’oro sia un fattore anti-dollaro: nel 1971, Richard Nixon chiuse la “finestra d’oro”, ponendo fine al libero scambio tra dollari e oro, garantito dagli Stati Uniti nel 1944 a Bretton Woods. Ma ora, «Putin ha riaperto la “finestra d’oro”,senza chiedere il permesso a Washington».
Premessa: «In questo momento, l’Occidente spende gran parte di sforzi e risorse nel comprimere i prezzi di oro e petrolio. In tal modo, da un lato distorce la realtà economica esistente a favore del dollaro statunitense, e d’altra parte vuole distruggere l’economia russa che si rifiuta di svolgere il ruolo di vassallo obbediente dell’Occidente»
Oggi, oro e petrolio sono molto sottovalutati, rispetto al dollaro.
Sicché, «Putin vende risorse energetiche russe in cambio di quei dollari artificialmente gonfiati dagli sforzi dell’Occidente, e con cui compra oro artificialmente svalutato rispetto al dollaro».
Quindi la mossa dell’Occidente – svalutare l’oro per rivalutare il dollaro – gli si ritorce contro: quell’oro, Putin lo sta comprando sottocosto.
Piano perfettamente condiviso dal leader cinese Xi Jinping.



La Banca Centrale Russa può utilizzare l’oro delle sue riserve per pagare le importazioni, se necessario: importazioni ovviamente provenienti dai Brics, date le sanzioni occidentali. Conviene a tutti, a cominciare da Pechino: per la Cina, la volontà della Russia di pagare le merci con l’oro occidentale è molto vantaggiosa. Infatti, spiega Kalinichenko, Pechino ha annunciato che cesserà di aumentare le riserve auree e valutarie denominate in dollari. Considerando il crescente deficit commerciale tra Usa e Cina (la differenza attuale è cinque volte a favore della Cina), questa dichiarazione tradotta dal linguaggio finanziario dice: “La Cina non vende più i suoi prodotti in cambio dei dollari”.
Come la Russia, anche la Cina continuerà ad accettare i dollari come mezzo di pagamento intermedio per i propri prodotti. «Ma, appena presi, se ne sbarazzerà immediatamente, sostituendoli con qualcosa di diverso», cioè l’oro. Di fatto, Pechino non acquisterà più titoli del Tesoro degli Stati Uniti con i dollari guadagnati dal commercio mondiale, come ha fatto finora. Così, «sostituirà i dollari che riceverà per i suoi prodotti, non solo dagli Usa ma da tutto il mondo, con qualcos’altro»
D’ora in poi solo oro, quindi, anche per i cinesi.
Politica di fatto già inaugurata da Russia e Cina, per i loro scambi bilaterali: «La Russia acquista merce direttamente dalla Cina con l’oro al prezzo attuale, mentre la Cina compra risorse energetiche russe con l’oro al prezzo attuale». Il dollaro? Archiviato.
«Più l’Occidente svaluta petrolio e oro contro dollaro statunitense, più velocemente svaluterà l’oro dalle sue non infinite riserve». Il metallo prezioso detenuto da Usa ed Europa, e pesantemente svalutato, finisce quindi rapidamente in Russia e in Cina, ma anche in Brasile, in India, in Kazakhstan e negli altri paesi Brics.

http://www.ecplanet.com/node/4473

E se l'ipotesi è attendibile,è impensabile che gli Stati Uniti accettino una sconfitta epocale e planetaria così bruciante. E qui, infatti, entriamo in zona-pericolo.
«Tradizionalmente, l’Occidente utilizza due metodi per eliminare la minaccia all’egemonia mondiale del modello fondato sul petrodollaro e ai conseguenti eccessivi privilegi occidentali. Uno di questi metodi è costituito dalle “rivoluzioni colorate”.
Il secondo metodo, di solito applicato dall’Occidente se il primo fallisce, sono le aggressioni militari e i bombardamenti.
Ma nel caso della Russia entrambi questi metodi sono impossibili o inaccettabili per l’Occidente», afferma Kalinichenko. Intanto, tutta la popolazione russa è con Putin: impossibile fabbricare una “rivoluzione colorata” per eliminare il capo del Cremlino.
Restano le armi, cioè i missili. Ma la Russia non è la Jugoslavia, né l’Iraq, né la Libia.
«In ogni operazione militare non-nucleare contro la Russia, sul territorio della Russia, l’Occidente guidato dagli Stati Uniti è destinato alla disfatta. E i generali del Pentagono che esercitano la vera guida delle forze della Nato ne sono consapevoli»Una guerra nucleare?
«Sarebbe egualmente senza speranza», perché la Nato «non è tecnicamente in grado di infliggere un colpo che disarmi completamente la Russia del potenziale nucleare». La rappresaglia equivarrebbe all’apocalisse: sarebbe «la nota finale e l’ultimo punto dell’esistenza della Storia», cioè «la fine della vita sul pianeta, fatta eccezione per i batteri».

L’oro di Putin contro le atomiche di Obama. Chi vincerà?

Interessante anche questo link: due articoli che mettono a confronto il punto di vista di uno speculatore occidentale (Simon Black) - che legge freddamente i numeri del Dollaro e del Rublo - e quello di Elvira Nabiullina, Presidente della Banca Centrale russa - che inneggia all'autarchia -. http://www.comedonchisciotte.org/site//modules.php?name=News&file=article&sid=14377

Come si vede il quadro è di notevole complessità,cosa che suscita ovviamente punti di vista diversi,più o meno interessati,sull'esito di questa crisi epocale che rischia di cambiare l'assetto economico e politico del mondo.
L'unica cosa certa,è che prezzi di oro e petrolio,ora come non mai sono frutto di decisioni politiche che nulla hanno a che vedere con pure questioni economiche.
https://aurorasito.wordpress.com/2014/10/24/le-manipolazioni-politiche-del-prezzo-del-petrolio/
Decisioni che si inquadrano principalmente nella guerra in atto tra Usa e Russia (e più velatamente con la Cina) che non vuole assolutamente sottostare al piano Usa di un Nuovo Ordine Mondiale e all'impero ormai insopportabile del dollaro,e che li vede contrapposti anche in vari teatri militari,a cominciare dall'Ukraina.



Speriamo che i vari punti di vista citati abbiano contribuito a chiarire le vere motivazioni di quanto sta accadendo nella guerra economico-valutaria tra Usa e Russia.

INUTILE DIRE CHE IN QUESTA GUERRA NOI PARTEGGIAMO PER PUTIN E LA RUSSIA.

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