domenica 21 dicembre 2014

PETROLIO ORO DOLLARO...

Mentre il dollaro continua a rafforzarsi, in scia alle scelte opposte di politica monetaria da parte della Fed (verso il rialzo dei tassi), il crollo del prezzo del petrolio, determinante nell'economia russa, ha perso quasi metà del suo valore dall'inizio dell'estate.
Solo a ottobre, Mosca ha già speso circa 30 miliardi di dollari per sostenere il rublo che dall'inizio 2014 si è svalutato del 50%
Le riserve in oro e valuta estera sono a 430 miliardi di dollari, il debito del Paese è al 13% del Pil e nonostante le difficoltà (crescita modesta del Prodotto), il bilancio è in surplus.,+23 mld di dollari

Insomma, per Mosca non si dovrebbe prospettare uno scenario in stile 1998, quando le riserve crollarono a 11 miliardi di dollari e il barile arrivò a stazionare in area 10 dollari, portando il Paese sull'orlo della bancarotta.
Numeri ben diversi da quelli attuali, che fanno pensare a un diverso epilogo.

Questa la situazione,molto complessa nelle sue cause,ma certamente dovuta in gran parte a motivazioni politiche,parte della guerra in atto tra Usa e Russia,sanzioni comprese.

Intanto,basterebbe chiedersi perchè il prezzo di un bene,diciamo una materia prima diminuisce.
Perchè c'è molta offerta e poca domanda (vero in Europa),ma non credo sia questo il caso del petrolio (la Cina comprerebbe tutta la produzione se potesse)..
Oppure perchè i compratori hanno trovato un succedaneo altrettanto valido e che costa meno.Non credo a nemmeno questo motivo.Queste le principali cause economiche di un ribasso.Ora non me ne vengono in mente molte altre.

Se non è così,è evidente che si tratta di motivazioni politiche o speculative,ma per fini politici.
Una potrebbe essere quella di danneggiare la Russia nell'export,ma sarebbe un danno pure per i produttori e le sette Sorelle.Potrebbe essere comunque un danno accettabile,se temporaneo per scopi appunto politici,ma che non può durare.Infatti, i prezzi del futures oggi suggeriscono che il collasso dell’oro nero dovrebbe essere vicino alla fine
L'unico che si avvantaggia di questa situazione è la Cina (e i paesi importatori),visto che è solo compratore....
C'è da dire che i grandi speculatori angloamericani (d'accordo coi governi) ,magari gli stessi petrolieri,incasserebbero meno,ma realizzerebbero grossi guadagni sui futures al ribasso presenti massicciamente sul mercato.
Che dire? Diventa veramente difficile capire per il momento e i suoi sviluppi.
Di seguito,le varie ipotesi della situazione e dei possibili sviluppi






Una tesi

Il tentativo è di ripetere l’operazione del 1986 del dipartimento di Stato e dell’Arabia Saudita per far collassare la Russia con i sauditi che facevano crollare i prezzi del petrolio. L’unico problema è che gli oligarchi drogati di potere e i loro ridicoli pensatori neo-con trascurano il fatto che, nel processo, si avrà la bancarotta dell’assai vulnerabile profitto da petrolio di scisto,la bufala Usa.
Stavolta pare però che i sauditi, come si è visto alla recente riunione dell’OPEC, vogliono far scoppiare la bolla dello scisto petrolifero statunitense per riaffermare il controllo della vecchia Arabia Saudita sui mercati mondiali del petrolio.
 Il 27 a seguito di un incontro inconcludente dell’OPEC, dove i sauditi rifiutarono vari appelli a cambiare strada e fermare la caduta dei prezzi a novembre, il prezzo di negoziazione del greggio da scisto bituminoso è prezzato, al West Texas Intermediate, a meno 66 dollari al barile, il minimo mai visto in cinque anni.
Forse quando Kerry propose al re saudita, assieme al principe Bandar lo scorso settembre, che l’Arabia Saudita aiutasse Washington a spezzare la Russia con il crollo delle entrate petrolifere russe, re Abdullah e Bandar erano felicemente d’accordo.
Ma ora sembra che il fuoco saudita colpisca meno la Russia e più la concorrenza del petrolio di scisto degli Stati Uniti.
Il petrolio di scisto non convenzionale è più costoso da estrarre rispetto al petrolio convenzionale. Solo prezzi straordinari, al di sopra dei 100 dollari al barile negli ultimi cinque anni, ha reso lo scisto redditizio.
Ora le banche di Wall Street che hanno prestato miliardi ai produttori di scisto statunitensi riesaminano i loro portafogli e considerano se richiamare tali prestiti o per lo meno non concederne altri a una partita persa. Tuttavia, il petrolio di scisto, a differenza di quello convenzionale, richiede investimenti crescenti per perforare nuovi pozzi mentre i vecchi si esauriscono molto più velocemente rispetto ai convenzionali.
I costi di produzione del petrolio di scisto non convenzionale variano da 50 a 100 dollari al barile Invece i costi del petrolio convenzionale degli Stati Uniti vanno da 10 dollari in su.Sotto gli 80 dollari,saranno inevitabili le riduzioni delle perforazioni.
Questa primavera possiamo aspettarci che numerose compagnie petrolifere di scisto rischieranno fallimento.
Ma è mai possibile che il mondo accetti ancora questa bufala USA dello scisto?
E questa è una delle ipotesi.
(Fonte:rivista online “New Eastern Outlook“.)


Un'altra tesi (vedi il lungo articolo di oggi di Scacciavillani sul Fatto) ipotizza invece seri pericoli per l'economia russa e per la leadership di Putin,anche se c'è da dire che l'articolista è da sempre pro Usa (e pro euro).Uomo del Fondo monetario internazionale a Washington, della BCE a Francoforte (quando partì l’unione monetaria),di Goldman Sachs a Londra.
Altri articoli simili:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/16/russia-circolo-vizioso-petrolio-rublo-mette-allangolo-vladimir-putin/1278776/

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/rublo-russia-crisi-default-medvedev-bffbae09-1e89-46bd-9370-6e329485b452.html

E ancora 

L'economista Jacques Sapir afferma che molteplici indizi indicano che tale calo ha cause politiche,un tentativo degli Stati Uniti per destabilizzare la Russia. Anche se la realtà è più complessa.
E avanza anche lui l'ipotesi,e cioè che i Paesi OPEC in realtà attaccano l’industria del petrolio del Nord America
Ci si può chiedere se non vi sia il tacito accordo tra Arabia Saudita e Russia per scacciare, o almeno limitare, il nuovo attore dal mercato degli idrocarburi. Ma l’attacco potrebbe avere altre conseguenze. Il gas e il petrolio di scisto si basa su prestiti che coprono l’80%-90% dei costi d’investimento. Rappresenterebbe oltre 300 miliardi di dollari in asset nelle banche statunitensi. Questi conti necessariamente diverranno “sofferenze” non appena saranno sotto a una redditività significativa. Tuttavia, le banche hanno naturalmente cartolarizzato questi debiti, emettendo CDS (ci risiamo...!!) in cui i debiti servono da collaterali.
Se rimane troppo a lungo un prezzo troppo basso, non può essere esclusa una nuova crisi finanziaria nel sistema bancario degli Stati Uniti.

Un'altra ipotesi è quella di Dmitry KalinichenkoPutin scommette sulla fine accelerata del dollaro.Vale a dire,accumulando oro, comprato a basso costo: oro svalutato artificialmente dall’Occidente per tenere alto il valore del dollaro.
 «Oggi, Putin vende petrolio e gas russi solo in cambio di “oro fisico”, naturalmente accetta ancora il dollaro come mezzo di pagamento. Ma, attenzione, cambia immediatamente tutti i dollari ottenuti dalla vendita di petrolio e gas con l’oro fisico».
Basta osservare la vorticosa crescita delle riserve auree della Russia e confrontarle con le entrate in valuta estera della Federazione Russa dovute alla vendita di petrolio e gas nello stesso periodo.
Nel terzo trimestre 2014, gli acquisti da parte della Russia di “oro fisico” sono i più alti di tutti i tempi, a livelli record. Nello stesso periodo, le banche centrali di tutti i paesi del mondo hanno acquistato 93 tonnellate del prezioso metallo, dopo 14 trimestri di acquisti ininterrotti. Ma, di queste 93 tonnellate, ben 55 sono state acquisite dalla Russia.
Per gli scienziati britannici e la “Us Geological”, l’Europa non potrà sopravvivere senza l’offerta energetica russa, cioè se il petrolio e il gas della Russia saranno sottratti dal bilancio globale dell’offerta energetica.

Nel mondo finanziario, continua Kalinichenko, è assodato che l’oro sia un fattore anti-dollaro: nel 1971, Richard Nixon chiuse la “finestra d’oro”, ponendo fine al libero scambio tra dollari e oro, garantito dagli Stati Uniti nel 1944 a Bretton Woods. Ma ora, «Putin ha riaperto la “finestra d’oro”,senza chiedere il permesso a Washington».
Premessa: «In questo momento, l’Occidente spende gran parte di sforzi e risorse nel comprimere i prezzi di oro e petrolio. In tal modo, da un lato distorce la realtà economica esistente a favore del dollaro statunitense, e d’altra parte vuole distruggere l’economia russa che si rifiuta di svolgere il ruolo di vassallo obbediente dell’Occidente»
Oggi, oro e petrolio sono molto sottovalutati, rispetto al dollaro.
Sicché, «Putin vende risorse energetiche russe in cambio di quei dollari artificialmente gonfiati dagli sforzi dell’Occidente, e con cui compra oro artificialmente svalutato rispetto al dollaro».
Quindi la mossa dell’Occidente – svalutare l’oro per rivalutare il dollaro – gli si ritorce contro: quell’oro, Putin lo sta comprando sottocosto.
Piano perfettamente condiviso dal leader cinese Xi Jinping.



La Banca Centrale Russa può utilizzare l’oro delle sue riserve per pagare le importazioni, se necessario: importazioni ovviamente provenienti dai Brics, date le sanzioni occidentali. Conviene a tutti, a cominciare da Pechino: per la Cina, la volontà della Russia di pagare le merci con l’oro occidentale è molto vantaggiosa. Infatti, spiega Kalinichenko, Pechino ha annunciato che cesserà di aumentare le riserve auree e valutarie denominate in dollari. Considerando il crescente deficit commerciale tra Usa e Cina (la differenza attuale è cinque volte a favore della Cina), questa dichiarazione tradotta dal linguaggio finanziario dice: “La Cina non vende più i suoi prodotti in cambio dei dollari”.
Come la Russia, anche la Cina continuerà ad accettare i dollari come mezzo di pagamento intermedio per i propri prodotti. «Ma, appena presi, se ne sbarazzerà immediatamente, sostituendoli con qualcosa di diverso», cioè l’oro. Di fatto, Pechino non acquisterà più titoli del Tesoro degli Stati Uniti con i dollari guadagnati dal commercio mondiale, come ha fatto finora. Così, «sostituirà i dollari che riceverà per i suoi prodotti, non solo dagli Usa ma da tutto il mondo, con qualcos’altro»
D’ora in poi solo oro, quindi, anche per i cinesi.
Politica di fatto già inaugurata da Russia e Cina, per i loro scambi bilaterali: «La Russia acquista merce direttamente dalla Cina con l’oro al prezzo attuale, mentre la Cina compra risorse energetiche russe con l’oro al prezzo attuale». Il dollaro? Archiviato.
«Più l’Occidente svaluta petrolio e oro contro dollaro statunitense, più velocemente svaluterà l’oro dalle sue non infinite riserve». Il metallo prezioso detenuto da Usa ed Europa, e pesantemente svalutato, finisce quindi rapidamente in Russia e in Cina, ma anche in Brasile, in India, in Kazakhstan e negli altri paesi Brics.

http://www.ecplanet.com/node/4473

E se l'ipotesi è attendibile,è impensabile che gli Stati Uniti accettino una sconfitta epocale e planetaria così bruciante. E qui, infatti, entriamo in zona-pericolo.
«Tradizionalmente, l’Occidente utilizza due metodi per eliminare la minaccia all’egemonia mondiale del modello fondato sul petrodollaro e ai conseguenti eccessivi privilegi occidentali. Uno di questi metodi è costituito dalle “rivoluzioni colorate”.
Il secondo metodo, di solito applicato dall’Occidente se il primo fallisce, sono le aggressioni militari e i bombardamenti.
Ma nel caso della Russia entrambi questi metodi sono impossibili o inaccettabili per l’Occidente», afferma Kalinichenko. Intanto, tutta la popolazione russa è con Putin: impossibile fabbricare una “rivoluzione colorata” per eliminare il capo del Cremlino.
Restano le armi, cioè i missili. Ma la Russia non è la Jugoslavia, né l’Iraq, né la Libia.
«In ogni operazione militare non-nucleare contro la Russia, sul territorio della Russia, l’Occidente guidato dagli Stati Uniti è destinato alla disfatta. E i generali del Pentagono che esercitano la vera guida delle forze della Nato ne sono consapevoli»Una guerra nucleare?
«Sarebbe egualmente senza speranza», perché la Nato «non è tecnicamente in grado di infliggere un colpo che disarmi completamente la Russia del potenziale nucleare». La rappresaglia equivarrebbe all’apocalisse: sarebbe «la nota finale e l’ultimo punto dell’esistenza della Storia», cioè «la fine della vita sul pianeta, fatta eccezione per i batteri».

L’oro di Putin contro le atomiche di Obama. Chi vincerà?

Interessante anche questo link: due articoli che mettono a confronto il punto di vista di uno speculatore occidentale (Simon Black) - che legge freddamente i numeri del Dollaro e del Rublo - e quello di Elvira Nabiullina, Presidente della Banca Centrale russa - che inneggia all'autarchia -. http://www.comedonchisciotte.org/site//modules.php?name=News&file=article&sid=14377

Come si vede il quadro è di notevole complessità,cosa che suscita ovviamente punti di vista diversi,più o meno interessati,sull'esito di questa crisi epocale che rischia di cambiare l'assetto economico e politico del mondo.
L'unica cosa certa,è che prezzi di oro e petrolio,ora come non mai sono frutto di decisioni politiche che nulla hanno a che vedere con pure questioni economiche.
https://aurorasito.wordpress.com/2014/10/24/le-manipolazioni-politiche-del-prezzo-del-petrolio/
Decisioni che si inquadrano principalmente nella guerra in atto tra Usa e Russia (e più velatamente con la Cina) che non vuole assolutamente sottostare al piano Usa di un Nuovo Ordine Mondiale e all'impero ormai insopportabile del dollaro,e che li vede contrapposti anche in vari teatri militari,a cominciare dall'Ukraina.



Speriamo che i vari punti di vista citati abbiano contribuito a chiarire le vere motivazioni di quanto sta accadendo nella guerra economico-valutaria tra Usa e Russia.

INUTILE DIRE CHE IN QUESTA GUERRA NOI PARTEGGIAMO PER PUTIN E LA RUSSIA.

venerdì 31 ottobre 2014

LA SCANDINAVIA COME FA...



...non c'è nessuno che lo sa, ma siccome sono biondi, i nostri Goebbels probabilmente verranno a dirci che sono stati virtuosi e (va da sé) non hanno svalutato.

Vediamolo rapidamente. Intanto, questo è il tasso di crescita annuale di Danimarca, Norvegia e Svezia dallo scoppio della crisi ad oggi:



Dunque: andava tutto bene, arriva la crisi, la legnata la prendono tutti, ma la Norvegia di meno. D'altra parte, ha il petrolio. Poi nel 2009 rimbalzano tutti, ma la Svezia di più, e anche questo è normale: sono più biondi. Il "double dip" tocca solo alla Danimarca (nel 2012) e anche qui la spiegazione tecnica sarà che sono un po' meno biondi.

Oppure?

Oppure il tasso di cambio, qui in corone per euro:



e qui in numero indice:



La Danimarca, porella, sta attaccata alla Germagna, e ha rispettato il peg (cioè l'aggancio valutario) della sua corona con l'euro. Risultato: il double dip, ma anche un bel discorZetto sul welfare molto simile a quello che ci siamo sentiti far noi (i falsi invalidi, 'a coruzzione, la durezza del vivere, ecc.).

Svezia e Norvegia se ne sono battute il belino e hanno reagito agli shock come si reagisce agli shock, cioè lasciando adeguare il valore della propria valuta (meno domandata) secondo le leggi di mercato, sotto il controllo accorto delle banche centrali. Il loro cambio ha ceduto mentre l'economia mondiale cedeva, e si è ripreso mentre l'economia si riprendeva (e sta cedendo di nuovo ora che la Germania si sta suicidando).

Mi sembra tutto molto logico.

Poi, ovviamente, qualche gramo Goebbels verrà a dirci che la Svezia sta bene perché dal 2009 ha rivalutato. Certo. Intanto dall'agosto 2008 al marzo 2009, in risposta allo shock, la Svezia ha svalutato del 20% (tanto serviva a lei, e tanto servirebbe a noi). Risultato? Un tasso di crescita al 6% (a noi non andrebbe ugualmente bene, sia chiaro). E l'inflazzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzione?


Già, dimenticavo che voi siete fuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuurbi, e avete imparato a non fidarvi di Bagnai che trucca i dati per propalare le sue strane tesi. Mannaggia, mi avete beccato. Eccola:



Come vedete, in media è stata più alta in Svezia, paese che ha svalutato di più.

Eh, come? Più bassa?

Sì, in effetti è stata mediamente più bassa in Svezia, paese che ha svalutato di più.

Ma non sarà che c'è qualcosa che non torna nel discorso che i giornalisti cialtroni, assassini della nostra democrazia e nemici del nostro paese e del nostro benessere, ci ripetono dai loro giornali? Mi riferisco ai soli cialtroni, va da sé. Ognuno di noi ha una sua stima di quale sia la loro percentuale all'interno di quella nobile carriera, per la quale vale la regola che vale per tutte le altre: o si purga da sola delle proprie mele marce, o saranno queste a corrompere, almeno agli occhi dei cittadini, l'intero cesto.

Dopo di che qualcuno comincerà a chiedersi se per farsi insultare e prendere in giro da dei dilettanti è anche necessario sovvenzionarli con soldi pubblici, e a quel punto ci saranno tante terre da dissodare che finalmente riceveranno il necessario input di fattore lavoro.

Ricordatevi: la rigidità del cambio non dipende dal colore dei capelli.

Come del resto nessun'altra rigidità

Provare per credere.

Alberto Bagnai: 
http://goofynomics.blogspot.it/2014/10/la-scandinavia-come-fa.html

giovedì 14 agosto 2014

LA GERMANIA: RIASSUNTO PER I POLITICI

di Alberto Bagnai

(...cari lettori, questo post sarà pieno di ovvietà. Non vogliatemene: sto cercando di ampliare la platea degli interlocutori)


Fin dall'inizio della mia attività di divulgazione ho insistito sul fatto che quello che rendeva certa la fine dell'euro non era il fatto che esso danneggiasse i paesi deboli, quanto che danneggiasse anche quelli forti. Faccio solo due esempi:

1) il 23 agosto del 2011: "la Germania segherà il ramo su cui è seduta"
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/L-uscita-dall-euro-prossima-ventura-9819

2) il 23 luglio del 2013: "il menù dei prossimi mesi sarà il crollo dei 'virtuosi'"
http://www.asimmetrie.org/media/il-menu-dei-prossimi-mesi-sara-il-crollo-dei-virtuosi/


Oggi sono uscite stime pessime sul Pil tedesco,
http://www.corriere.it/economia/14_agosto_14/pil-tedesco-arretra-02-cento-anche-francia-dimezza-crescita-55055932-237a-11e4-8bd0-72e8ca625ba5.shtml
e quindi scrivo l'ennesimo QED di questo blog, ma tengo a precisare che alla Germania non sta andando male perché io porto sfiga, ma perché l'economia è una scienza, una scienza che per bocca dei suoi esponenti più qualificati aveva chiarito che le cose dovevano andare come stanno andando.

Due atteggiamenti mentali errati hanno impedito al vasto pubblico, ma anche a molti colleghi, di capire il senso e la fondatezza di queste mie osservazioni.

Il primo è mutuato dalla "cultura" calcistica. Chi ha capito cosa sta succedendo in Europa lo vive come Italia-Germania 3 a 4, cioè come una situazione nella quale siccome noi stiamo perdendo, allora la Germania sta vincendo. Ma l'economia non funziona così: l'economia esiste perché esiste lo scambio, e il creditore che strozza il debitore non risolve nulla.

Il secondo è mutuato dalla "cultura" geopolitica, in versione vagamente complottarda. Chi ha capito cosa sta succedendo in Europa pensa che dietro ci sia un disegno della "Germania", che è spregiudicato e potenzialmente autodistruttivo, ma che al redde rationem non ci si arriverà, perché la "Germania" è furba (!), e quindi si arresterà sull'orlo del baratro. Ma la SStoria non funziona così. Già nel secolo scorso la "Germania" non si è arrestata sull'orlo del baratro, semplicemente perché la "Germania" non esiste. La SStoria non è un teatro dei pupi, col pupo "Germania" biondo e cattivo, il pupo "Italia" moro è buono. All'interno della società tedesca opera una pluralità di pulsioni e di interessi scoordinati, la cui composizione dipende da un insieme di fattori spesso aleatori, e non c'è alcuna certezza che la leadership tedesca: (i) avverta l'avvicinarsi del punto di rottura; (ii) disponga degli strumenti per evitarlo; (iii) raccolga in una opinione pubblica che ha contribuito a disinformare (raccontando che la colpa della crisi era solo nostra) il consenso necessario per contribuire a rimediare alla situazione.

Quindi l'euro finirà, ed è importante capire perché, ma per capirlo bisogna capire perché è stato fatto.

Caro politico, supponiamo che tu passi di fronte a una vetrina e vedi una cosa della quale hai bisogno, che ti piace, che è di buona qualità. Cosa può impedirti di acquistarla? Due sole cose: o il prezzo troppo elevato, o, se il prezzo è giustificato dalla qualità (e quindi saresti disposto ad acquistare), il fatto che tu non abbia soldi in tasca. Il prezzo potrebbe essere troppo elevato ad esempio perché quella cosa piace a tutti, tutti la chiedono, e quindi il commerciante adegua il ricarico: si chiama legge della domanda e dell'offerta. Gli economisti chiamano questa cosa "teoria della domanda": la domanda di un bene dipende dal reddito del compratore e dal prezzo del bene.

Se questo ti è chiaro, caro politico, allora ti sarà chiaro anche:

1) perché è stato fatto l'euro, e:
2) perché imploderà.

Tralasciamo, per favore, la ricca aneddotica (geo)politica (Mitterrand che voleva imbrigliare Kohl, ecc. ecc.): tutto vero, ma anche tutte fregnacce. Mitterrand era un uomo profondamente supponente, ignorante di economia, roso dall'ambizione e da un tumore ai testicoli che gli era stato diagnosticato all'inizio del suo primo mandato, il che sicuramente lo rendeva poco lucido. Va ammirato, dal punto di vista umano, per essere riuscito a portarne a termine due, ma dal punto di vista politico, anche trascurando il dato clinico che vi ho ricordato, è stato un demente che ha contribuito al disastro nel quale versa il suo paese. Per favore, lasciamolo da parte.

Il punto fondamentale è che legando il marco alle valute dei propri principali clienti, la Germania impediva al marco di rivalutarsi quando i beni tedeschi erano molto domandati. Era stato così per tutti gli anni '80: il marco era stato rivalutato ben sei volte nello Sme, http://goofynomics.blogspot.it/2014/01/zingales-e-la-svalutazione-strutturale.html  , contro le quattro svalutazioni della lira. Ma con l'euro questo finiva, il che significava, in buona sostanza, che gli imprenditori tedeschi potevano in tutta sicurezza intraprendere una politica di compressione dei salari. Che c'entra, mi chiederete?

La compressione dei salari ha due effetti: aumenta i profitti (se una fetta della torta si stringe, l'altra si allarga), e rende i beni nazionali più convenienti (se riduci il costo del lavoro, puoi tenere relativamente basso il prezzo dei tuoi beni).
Questa seconda cosa è molto, molto importante, perché se togli soldi ai tuoi operai, riducendo i loro salari, poi per fare profitti devi vendere all'estero, visto che i tuoi operai i soldi per comprare i tuoi beni non ce li hanno più!

Vi è chiaro, amici (o nemici) politici? Se vi è chiaro, continuerete a chiedermi: ma cosa c'entra il cambio?

C'entra. Cosa sarebbe successo negli anni '80 o '90 se la Germania avesse fatto una politica di dumping sociale aggressivo (cioè di vendita "sottocosto" realizzata tagliando i salari dei propri lavoratori, di "svalutazione interna")? Salari più bassi, quindi prezzi più bassi, quindi più convenienza ad acquistare in Germania dall'estero, quindi più domanda di marchi per comprare beni tedeschi, quindi rivalutazione del marco, quindi meno convenienza ad acquistare in Germania dall'estero. Alla fine gli acquirenti esteri avrebbero perso sul prezzo del marco quello che guadagnavano sul prezzo del bene tedesco in marchi, e si sarebbe tornati al punto di partenza. Gli imprenditori tedeschi sarebbero rimasti con una domanda interna depressa (per via della riduzione del salari), ma con una domanda estera uguale a prima!

Vi prego, vi scongiuro, almeno voi, cari politici, fate un piccolo sforzo: salite di un gradino per la scala dell'evoluzione, non dite, come i giornalisti: "Queste sono le tue teorie!". Vi cito lo studio di un economista della London School of Economics, Kevin Featherstone, http://www.lse.ac.uk/europeanInstitute/staff/academicStaff/featherstone/home.aspx
ardente sostenitore del progetto "europeista". Secondo lui, in Germania "EMU provided opportunities to the social partners [...] the business community sought it as an opportunity for labour market flexibility and a means of getting rid of an ovevalued DM".

Lo studio lo trovate qui, e la traduzione, se serve, è: "in Germania la moneta unica offrì delle opportunità alle parti sociali [...] gli industriali lo vollero come opportunità per introdurre la flessibilità sul mercato del lavoro e come strumento per sbarazzarsi di un marco sopravvalutato".

Ma perché il marco era sopravvalutato? Perché il mercato funzionava: i beni tedeschi sono belli? Bene, li compriamo. Però dobbiamo comprare il marco, e il marco sale...

Con l'euro non è così: se il paese forte pratica una politica sociale aggressiva (taglia i salari) le sue esportazioni esplodono, ma il mercato dei cambi non interviene a correggere lo squilibrio, perché non c'è più mercato dei cambi. Capito perché ci voleva la moneta unica per introdurre la flessibilità? Perché prima della moneta unica flessibilità, precarizzazione, taglio dei salari, avrebbero determinato una rivalutazione. Con la moneta unica no.

Il risultato è che gli acquirenti dei paesi deboli continuano a comprare beni del paese forte, e per farlo devono indebitarsi, fino a quando non arriva il redde rationem. Per noi è arrivato quando è saltato il mercato dei subprime, titoli tossici dei quali gli idioti di Duesseldorf si erano imbottiti.
Una volta compromessa la sostenibilità del loro sistema finanziario privato, perché i crediti verso gli Usa erano diventati inesigibili (e non era il caso di chiedere i soldi indietro con le cattive), i paesi egemoni hanno fatto la voce grossa col Sud, smettendo di finanziarlo (anche se fino a quel momento gli era convenuto, perché i prestiti sconsiderati erano serviti ad alimentare la domanda di prodotti tedeschi). Il resto lo sapete.

Quindi la Germania ha vinto?

No.

Qui vorrei, cari politici, che se vi interessa sul serio fare il vostro lavoro vi prendeste mezz'ora per leggere quello che ho detto ai vostri colleghi in Commissione finanze.
http://goofynomics.blogspot.it/2013/12/audizione-informale-alla-commissione.html

Cerchiamo di capirci, tornando all'esempio della vetrina. Se il meccanismo di prezzo non funziona, cioè se il prezzo è tenuto artificialmente basso, allora l'unica cosa che può impedirti di comprare è essere privo di soldi (nel caso in cui il negoziante non voglia farti credito, cosa che il negoziante Germania non vuole più fare, come avrete capito)!

Nell'Eurozona il prezzo dei beni del Nord è tenuto artificialmente basso perché il tasso di cambio, che è il prezzo che si aggiusta più rapidamente, è bloccato.
Da qui un'ovvia conseguenza: se un paese del Nord fa una politica sociale aggressiva (taglia i salari), i paesi del Sud sono costretti a seguirlo, o immediatamente, o dopo essersi indebitati avendo acquistato una vagonata di beni del Nord, grazie al credito erogato dal negoziante del Nord. Ovviamente la prima soluzione non viene mai praticata: nessun governo vuole perdere consenso, soprattutto considerando che un conto è tagliare i salari in un paese relativamente ricco, e un altro conto tagliarli in un paese relativamente povero.
Capito perché la flessibilità del cambio è "di sinistra", o comunque di "destra sociale", o comunque non conduce all'iniquità? Perché consente alle classi dirigenti dei paesi meno ricchi di isolare il proprio paese dalle scelte aggressive dei paesi più ricchi, e quindi rallenta (se non impedisce) l'aumento di disuguaglianza al quale assistiamo in questi anni.

In altre parole, visto che l'aggiustamento di prezzo (il cambio) non funziona, per riportare in equilibrio i conti esteri bisogna usare l'aggiustamento di reddito, cioè l'austerità: tagliare spesa pubblica per tagliare reddito privato per creare disoccupazione che modera i salari e per ridurre le importazioni. Questo è quello che ha fatto Monti e ce lo ha anche detto. Lo ha fatto nell'interesse dei creditori esteri, naturalmente.

Voi direte: "Be', ma la Germania potrebbe fare politica espansiva...".

Allora quanto precede non è chiaro:

1) non esiste "la Germania";
2) una politica espansiva seria imporrebbe di distribuire ai lavoratori tedeschi i guadagni di produttività da essi conseguiti, ma questo richiederebbe una compressione dei profitti che le aziende tedesche non sono disposte a subire, e determinerebbe probabilmente una pressione inflazionistica che i creditori tedeschi non sono disposti a subire (perché se c'è inflazione, i soldi che hai prestato perdono potere d'acquisto, e quindi i creditori l'inflazione non la vogliono. Punto).

In altre parole, non ci sarà mai una politica espansiva da parte della Germania, e questo ce lo hanno detto chiaro e tondo sia Bolkestein ( http://www.asimmetrie.org/opinions/frits-bolkestein-on-the-present-state-of-the-economic-and-monetary-union/ ) che Henkel. Il "negoziante" tedesco non comprerà mai abbastanza dal "cliente" italiano perché il "cliente" italiano possa acquistare dal "negoziante" tedesco senza indebitarsi. L'unica soluzione per il cliente italiano che non voglia indebitarsi è smettere di comprare: l'austerità.

Questa è la logica del sistema, ed è il motivo per il quale il sistema fallirà. Perché?

Perché c'è una cosa che dovete capire, cari politici, ve ne scongiuro. Lo so, richiede uno sforzo, è un totale rovesciamento di paradigma, ma è anche una cosa molto logica:
il motivo per il quale un insieme di paesi unisce le proprie economie non è competere con il resto del mondo, ma non competere col resto del mondo.

Cosa voglio dire? Voglio dire che le cose non stanno come i giornalisti e anche voi dite: "Dobbiamo unirci perché fuori c'è la Cina, non possiamo competere se non siamo grandi, in un mondo grande ci vogliono paesi grandi, per un paese grande ci vuole una grande moneta, e per una parete grande ci vuole un pennello grande".

No, non è così, per due motivi:

1) come possiamo pensare di competere con paesi che hanno il costo del lavoro più basso del nostro usando una moneta sopravvalutata come l'euro? E d'altra parte noi italiani, svalutando l'euro peggioreremmo la nostra situazione, perché spenderemmo in Germania quello che guadagneremmo negli Stati Uniti o in Cina.

2) i paesi che si mettono insieme lo fanno per creare un mercato (comune o unico) che serva da sbocco interno alla loro produzione, cioè, appunto, per non competere con il resto del mondo.

Mi spiego. Secondo Alesina (1997) il senso dell'unione è proprio questo: l'America va per aria perché ha fatto una politica del credito dissennata? E che ci importa!? Se loro non comprano più i nostri spaghetti, li compreranno i tedeschi: c'è un mercato comune che ci protegge dagli shock esterni, nel senso che all'interno del mercato comune troviamo la domanda che nel resto del mondo può venire a mancare per qualsiasi motivo.
Con il mercato comune quindi il bisogno di rincorrere la domanda estera, cioè di "competere" col resto del mondo, dovrebbe venire meno, altrimenti il mercato comune o unico che sia non ha senso di essere.

Bene: siccome la nostra unione in realtà è una competizione dove, grazie all'euro, l'unica risposta possibile a uno shock è il taglio dei salari da parte dei paesi più deboli, cioè la distruzione di domanda, è chiaro che la nostra unione non ha senso è crollerà a meno che non venga abbandonato l'euro.
Un mercato comune con una valuta unica in presenza di asimmetrie strutturali è un nonsenso economico. La moneta unica costringe a distruggere l'unica cosa che rende razionale il progetto di mercato comune: la domanda interna.

E attenzione: la distrugge prima al Sud, ma poi, come i dati di oggi dimostrano, anche al Nord. Il sistema si avvia all'implosione. Non è esattamente come dice Evans-Pritchard: http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/11032571/Italys-Renzi-must-bring-back-the-lira-to-end-depression.html 
l'euro non è un problema solo per l'Italia. L'euro è un problema per l'Europa, e quindi per l'Europa non c'è altra soluzione che l'abbandono dell'euro.

Vi prego, non date retta ai ciarlatani che vi propongono soluzioni miracolose come l'abbandono dell'austerità! Per loro un po' di spesa pubblica in più risolverebbe tutto. Una soluzione semplicistica e contraria alla teoria economica. Con prezzi fissi, un aumento di reddito comporta un aumento di importazioni. Se facessimo spesa pubblica ora, senza riallineare il cambio, rimetteremmo semplicemente in crisi i nostri conti esteri, cioè apriremmo la strada alla troika. Vi scongiuro, non ascoltate queste voci  sconsiderate, che vogliono farvi credere che l'euro sia buono, e la "Germania" cattiva, per cui tutto si risolverebbe con un po' di spesa!

Vi fornisco due esempi del contrario.

Il primo è Monti. Ripeto: lui lo ha detto chiaro e tondo che l'austerità serviva a riportare in equilibrio i conti esteri, a renderci competitivi. Perché? Perché manca l'aggiustamento di prezzo e quindi bisogna ricorrere all'aggiustamento di reddito. Punto.

Il secondo è la Spagna, che è un caso molto interessante. Come leggete sui giornali, la Spagna viene additata come esempio di paese che si è redento, ha fatto le riforme e quindi cresce. Questo non è vero, la Spagna è un paese distrutto, e la (poca) crescita che ha avuto finora è dovuta all'enorme deficit pubblico fatto in risposta alla crisi.
http://goofynomics.blogspot.it/2014/08/barbera-vs-wolff-ovvero-forse-siamo.html

Quindi hanno ragione quelli del referendum contro l'austerità, il deficit fa crescere?

No.

Alla Spagna è stato consentito di violare il parametro del 3% per un motivo ovvio: i creditori tedeschi erano fortemente esposti verso la Spagna, e quindi, nel loro interesse, hanno lasciato che lo stato spagnolo si indebitasse per permettere al settore privato spagnolo di restituire alle banche tedesche i soldi che doveva loro.
 La deroga all'austerità nel caso spagnolo è stato lo strumento che il capitalismo finanziario tedesco ha usato per trasformare un suo problema (i crediti erogati indebitamente alla Spagna) in un problema degli spagnoli (una crescita del debito pubblico spagnolo che piomberà la Spagna per le prossime generazioni). Una massiccia trasformazione di debito privato in debito pubblico, una massiccia socializzazione delle perdite.

Qual è la lezione da trarre da questa storia? Semplice: che ora alcune (non tutte, alcune) istanze del capitalismo tedesco cominciano a capire che solo allentando la politica fiscale a Sud possono riuscire a salvare le proprie aziende. L'alternativa sarebbe allentarla al Nord, ma questo non vogliono farlo per i motivi che vi ho detto (non distribuire troppo reddito in quota salari). Anche se la Germania è meno esposta verso l'Italia che verso la Spagna, il crollo della domanda in Italia comincia a farsi sentire sulla loro economia. Quindi è chiaro che a certe istanze della società tedesca farebbe molto comodo che il nostro Stato ricominciasse a spendere "in deroga", come la Spagna: a prezzi e cambi fissi, questo sosterrebbe la domanda di beni tedeschi, e la loro nave potrebbe ripartire. Ma noi aggraveremmo il fardello delle generazioni future. Non so se è chiaro.
Quello che preoccupa una certa "Germania" è che noi ormai non abbiamo più soldi per comprare BMW, e per pagare le tasse che attraverso i meccanismi "salvastati" vanno a salvare le banche spagnole, cioè i creditori tedeschi. Facile prevedere che sia imminente almeno un tentativo di ripensamento da parte della Germania sull'austerità. Secondo me questo tentativo fallirà: le diverse istanze del capitalismo tedesco non riusciranno a coordinarsi per adottare una politica razionale, quindi l'euro esploderà, ma nel frattempo, per favore, non aggraviamo la nostra situazione.

C'è un'unica soluzione per venirne fuori: lasciare che il meccanismo di prezzo, il tasso di cambio, riprenda a funzionare, quindi tornare alle valute nazionali. Se non parlate di questo, cari politici, se non cercate di capire come farlo, dialogando con gli economisti in buona fede del nostro e di altri paesi, ora perdete tempo, e domani perderete il potere. Farlo è nel vostro interesse.

Aggiungo una chiosa a beneficio dei colleghi anti-austerità, quella che avevo anticipato, prevedendo la loro ovvia e demagogica mossa, il 31/12/2013.
http://goofynomics.blogspot.it/2013/12/audizione-informale-alla-commissione.html

Quello che state facendo è deplorevole, perché ostinandovi a non ammettere che l'austerità è una conseguenza dell'euro, e che senza rimuovere la causa non si può rimuovere l'effetto:

1) alimentate un pericoloso astio anti-tedesco (individuando nella Germania la causa dell'"ottusaausterità");

2) impedite (se siete di sinistra) la maturazione di una coscienza di classe negli elettori italiani (spingendoli ad approvare una scelta che è alla radice della loro sconfitta nel conflitto distributivo);

3) avallate indirettamnte la narrazione distorta dei media che ci indicano in paesi come la Spagna un caso da seguire (in base al "sillogismo" Spagnabello, Spagnadeficit, deficitbello);

4) aprite la strada a scelte di politica economica non coordinate che esporranno il nostro paese a gravi conseguenze in termini di squilibri finanziari interni e esteri, squilibri che a cambi fissi non possono essere risolti (condizione necessaria ma non sufficiente).

Vi prego: non fatelo.

E a voi, politici, una preghiera: non date retta alle sirene del "basta spenne, che cce vo'!". Qui occorre un cambio radicale delle regole europee, cominciando dall'abolizione della moneta unica e passando per tante altre cosette che sono descritte nel mio libro e in questo blog (e nella letteratura scientifica internazionale). Se ne può parlare, ma per favore, ricordatevelo: l'austerità è un male, ma è un male che ci viene imposto dall'euro, è nella logica dell'euro. Chi vuole l'euro vuole la recessione. Chi, come i colleghi "antiausterità", vuole l'euro, ma non vuole la recessione, in realtà vuole solo il commissariamento del nostro paese da parte della troika. Se siete politici italiani e non siete politici tedeschi dimostratelo.

http://goofynomics.blogspot.it/2014/08/qed-37-la-germania-riassunto-per-i.html

domenica 8 giugno 2014

Euro, quelli che ‘se ne usciamo ci sarà la corsa agli sportelli’

Siamo al redde rationem.

Mentre gli oligarchi, quelli per i quali i suicidi provocati dalla crisi sono “l’emersione di una contraddizione tale da aprire la strada a un progetto costituente europeo”,
http://www.sisp.it/files/papers/2012/roberto-castaldi-1376.pdf
(non c'è male come espressione delinquenziale..!)

se ne stanno ben rinchiusi e defilati nei loro bunker, nelle strade, casa per casa, lotta un’improbabile armata Brancaleone di bambini soldato, mandati allo sbaraglio con argomenti tanto insulsi quanto terroristici. Fra questi, come spesso accade, il più convincente ad occhi inesperti è anche il più ridicolo agli occhi del professionista. Ma se il pubblico non coglie immediatamente il ridicolo, la colpa non è certo sua: la colpa è di un sistema dell’informazione volto da trent’anni a distorcere i più elementari fatti economici. 
Per ripristinare un minimo di buon senso, però, basta poco, come spero di chiarirvi se avrete la pazienza di leggermi.

Dunque: li avete mai sentiti quelli che raccontano che se si uscisse la nuova lira si svaluterebbe, e quindi, nell’imminenza di questa prospettiva, ci sarebbe una fuga di capitali all’estero, preceduta da una corsa agli sportelli (che gli espertoni chiamano bank run)?
La conclusione dei nostri economisti improvvisati è che privando di liquidità il sistema economico italiano, questo fenomeno condurrebbe rapidamente l’Italia al collasso.

Ora, questo argomento è infondato per un semplice motivo: chi aveva soldi da portare all’estero lo ha già fatto, e ha fatto bene, per il semplice fatto che l’euro a 1.37 (diciamo 1.4, arrotondando) sul dollaro è troppo alto, come anche Prodi autorevolmente ci ha ricordato, http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/03/leuro-una-moneta-che-funzionerebbe-solo-se-fosse-la-lira/898941/  (che paraculo però...il signor Prodi!)

il che apre la strada a due soluzioni: o l’euro si svaluta, o crolla sotto il proprio peso.
La perdita da svalutazione quindi, da qui ai prossimi due anni, ci dovrà essere in ogni caso. Anch’io, che di soldi ne ho pochi, li ho portati all’estero, in modo del tutto legale, investendoli in un fondo dove ho pesato opportunamente dollaro e mercati emergenti, evitando l’Europa (il che non significa escluderla, perché non si devono mai mettere tutte le uova in un solo paniere, ed è sempre bene comprare “basso” per vendere “alto”). Punto. Chi ha senno fa così e lo ha già fatto (come credo abbiano fatto tutti quelli che mi leggono), perché non ha comunque senso investire in un continente che si sta suicidando e va da un rimbalzo del gatto morto al successivo.
http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2014/05/15/pil-italia-01-nel-primo-trimestre_04e78195-a8ca-41c4-8266-c0b46d183230.html

Se ti vuoi proteggere da una svalutazione, devi investire nella valuta rispetto alla quale sei rivalutato (cioè il dollaro) e se vuoi rendimenti devi investire in economie che crescono (Usa e emergenti).

La morale della favola è che agli intervistatori che con aria sapiente (“Eh, ora ti metto io in difficoltà!”) mi chiedono: “Ma lei cosa farebbe?”, io rispondo: “Niente, perché ho già fatto quello che c’è da fare. Lei no? Mi dispiace.”

Dirò di più.

Il rischio di svalutazione drastica, e in generale il “rischio paese” dell’Europa, è molto più remoto in caso di dissoluzione che in caso di mantenimento dell’euro. Paradosso? No, logica.
 Il nostro principale concorrente è e resta la Germania. Ora, se noi ci sganciamo da lei, solo un fesso patentato può pensare che la Bundesbank lasci cadere la nuova lira del 20% in una notte, non solo perché non è mai successo, ma anche perché far cadere del 20% la nuova lira significa alzare del 20% l’asticella della Germania, che ora è per lei convenientemente bassa, come affermano tedeschi tanto diversi quanto Hans-Olaf Henkel e Ska Keller.
Germania e Italia hanno una struttura di vantaggi comparati molto simile e competono sugli stessi mercati terzi. 
Se noi ci sganciassimo dall’euro, sarebbe interesse della Germania non calcare troppo la mano e sostenere il nostro cambio, per non perdere importanti quote di mercato. D’altra parte, stando dentro lo “stabile” euro, ci è già successo di sperimentare svalutazioni contro dollaro del 20% pressoché istantanee. Guardate un po’ cos’è successo nel 2008, ad esempio:



Qualcuno ricorda fughe agli sportelli, inflazione al 20%, e altre amenità simili? I problemi erano, e sono, ben altri.

Mi preme anche farvi notare che se l’euro non scompare, l’unico modo per “risanare” le finanze pubbliche, devastate dal proprio generoso quanto vano tentativo di salvare la finanza privata, sarà quello di “ristrutturare” il debito pubblico. Gentile eufemismo per il più esplicito: dare il pacco ai creditori. Ora: con un haircut poniamo del 20% il creditore da un giorno all’altro si vede restituire il 20% in meno, ma il debitore non riallinea il proprio cambio e quindi, non recuperando competitività, non riesce nemmeno a restituire il restante 80% (è più o meno quello che sta succedendo in Grecia, se avete presente).
Con una svalutazione del 20%, il creditore vede sì il 20% in meno, ma il debitore recupera competitività, cresce, e il restante 80% è in grado di restituirlo. Questa è logica.

Dentro l’euro quindi c’è più rischio, per i creditori (buon motivo per sottopesare l’Eurozona nei portafogli). E allora perché tutti lo difendono? Ma è semplice: perché il Nord, come da prassi, vuole stravincere. I creditori del Nord sanno che il 20% (o più) è comunque perso, in un modo o nell’altro, ma elaborare questo lutto diventa più facile se pensi che comunque sei riuscito a mantenere i tuoi debitori in una posizione di inferiorità competitiva (impedendo alla tua valuta di rivalutarsi).
(più che elaborare lutto,mantenere giustamente il debitore in inferiorità e continuare a goderne i benefici....

Giova ricordare che sarà anche vero che noi italiani ultimamente non abbiamo vinto nessuna guerra, ma i tedeschi in compenso le hanno perse tutte. La storia si sta ripetendo.

Permettetemi di concludere con la madre di tutte le dilettantesche scemenze: l’idea spesso espressa da economisti improvvisati secondo cui la famosa svalutazione del 50% (che non sarebbe tale perché i partner lo impedirebbero, come ho detto sopra) abbatterebbe del 50% in una notte (che non sarebbe una notte perché i riallineamenti anche ampi normalmente prendono almeno un anno) i nostri risparmi.

Scusate, ma i risparmi a cosa servono? In sintesi, a tirare a campare quando si smette di lavorare, no? Ora, io mi chiedo: ma voi, che oggi fate la spesa sotto casa, a 65 anni prenderete ogni giorno l’aereo per farla a Manhattan? Così, per sapere…
I cialtroni terroristi sistematicamente confondono il valore esterno della moneta (il suo tasso di cambio) con quello interno (il suo potere di acquisto).
Se l’euro si svalutasse del 50%, significherebbe (a spanna) che un dollaro costerebbe del 50% in più. Ma voi il latte sotto casa lo comprate in dollari?
L’obiezione (ridicola) è: “Ma le materie prime si comprano in dollari!”. Ma ragazzi: il costo delle materie prime è solo una parte del costo finale del prodotto, le strategie di prezzo delle imprese sono orientate a comprimere i margini in caso di svalutazione per evitare di perdere quote di mercato, ecc. ecc.
La morale della favola è che gli studi più recenti -  ci dicono che nei paesi europei una svalutazione si trasferisce sull’indice dei prezzi al consumo per circa il 23% nel lungo periodo. 

Quindi anche una svalutazione del 50%, del tutto improbabile, farebbe aumentare l’indice dei prezzi al consumo al massimo del 0.5×0.23=11.5% distribuito su più di un anno.
Il che significa, in buona sostanza, che anche in questo scenario catastrofico l’incremento del tasso di inflazione su base annua sarebbe al massimo di 6 punti, sempre nell’ipotesi che il governo non attui contromisure, come, ad esempio, ridurre le accise sulla benzina messe da Monti, guarda un po’, per difendere l’euro.
http://www.asimmetrie.org/news/svalutazione-del-cambio-e-prezzo-della-benzina/

Se invece la svalutazione fosse di un più realistico 20%, come fra 1992 e 1993, l’impatto sull’inflazione in base annua sarebbe di due punti. Proprio quei due punti in più di inflazione che il buon Stefano Fassina chiede alla Bce di provocare… per difendere l’euro!
http://www.huffingtonpost.it/stefano-fassina/europee-2014-pd_b_5335960.html?utm_hp_ref=italy

Ehi, amici, come devo dirvelo? Se tanto svaluteremo dentro o fuori dall’euro, se per difendere l’euro sarebbe opportuno che la Bce provocasse un’inflazione analoga a quella che ci aspetta se ne usciamo, e se per difendere l’euro dobbiamo mettere nuove imposte sulla casa e nuove accise (e in Italia un’accisa è per sempre), mi spiegate a cosa ci serve restare dentro l’euro? A sentirci bravi come i tedeschi? Se avete un complesso di inferiorità parlatene con uno psicanalista: farete felici il vostro (o la vostra) partner.
Un economista, se non è un cialtrone, non vi dirà niente di diverso da quanto trovate scritto qui.


(alberto bagnai)

(cdr: corsivo tra parentesi nostro)
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Riceviamo e pubblichiamo:

Il 19 maggio alberto bagnai sul suo blog mi attribuisce opinioni mai espresse. Citando a sproposito un passo di un mio saggio sostiene infatti che per me “i suicidi provocati dalla crisi sono ‘l’emersione di una contraddizione tale da aprire la strada a un progetto costituente europeo”.
Si tratta di un’affermazione grottesca, perché io sostenevo – e sostengo – che è la contraddizione tra un mercato unico, una moneta unica e l’assenza di un governo europeo dell’economia ad essere così macroscopica “da aprire la strada a un progetto costituente europeo”. Questa contraddizione è la causa strutturale della crisi, ed è la stessa contro cui si scaglia da pochi anni bagnai. Solo che lui vuole uscirne con un ritorno al passato, alle sovranità monetarie nazionali, che sarebbe un disastro, specialmente per i risparmiatori e i redditi fissi. La tradizione federalista la critica dalla firma del trattato di maastricht nel 1992 – dov’era bagnai? – Proponendo però il suo superamento in avanti, mediante la creazione di un governo federale europeo, dotato di poteri fiscali e della possibilità di emettere titoli di stato europei (euro-project-bonds), almeno a livello dell’eurozona. Il governo europeo potrebbe così lanciare un piano straordinario di investimenti per rilanciare l’economia e l’occupazione in termini socialmente ed ecologicamente sostenibili. Si tratta di una proposta che è diventata un’iniziativa dei cittadini europei per un new deal europeo (www.Newdeal4europe.Eu) promossa in tutta europa dalle organizzazioni europeiste, dai sindacati, da organizzazioni della società civile come libera e molte altre, oltre che da grandi personalità della cultura.

Roberto castaldi

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Registro con interesse la replica del dott. Castaldi. Nel mio pezzo ho citato l’abstract del suo saggio, che ritenevo e tuttora ritengo una delle più lucide descrizioni del metodo politico adottato da chi, con grande spregiudicatezza, ha propugnato l’“emersione di contraddizioni”, cioè, in buona sostanza, la violenza di una crisi istituzionale ed economica, come metodo di governo per guidare il gregge europeo verso la Gerusalemme Celeste dei fantomatici Stati Uniti d’Europa. 
Sinceramente non mi ero proprio posto il problema di quanto il cittadino Castaldi si sentisse solidale con il progetto descritto dallo studioso Castaldi, un progetto che Luigi Zingales ha definito criminale perché articolato appunto sull’uso di crisi sostanzialmente premeditate (per usare i suoi termini).
Va da sé che le parole estremamente esplicite del prof. Zingales vanno prese cum grano salis. Nessuno intende dire che Altiero Spinelli, Mario Albertini, né il dott. Castaldi (nella misura in cui si identifica con un progetto simile) avessero intenzioni omicide o intendessero istigare al suicidio chicchessia. Questo possiamo escluderlo. D’altra parte, è certo, e Castaldi lo conferma, che essi hanno dichiarato di aver compiuto scelte che sapevano essere tecnicamente sbagliate (forzare la mano sull’unione monetaria), e lo hanno fatto per provocare “contraddizioni”, cioè “crisi”.
 Forse, nel secondo dopoguerra, in un’economia in forte crescita, è possibile che si tendesse a sottovalutare il fatto che la disperazione determinata dalle crisi economiche così causate avrebbe avuto conseguenze funeste, come in molti casi è stato. Un giurista parlerebbe, credo, di dolo eventuale.
Io preferisco parlare di paternalismo (scelta di un obiettivo politico effettuata dalle élite a prescindere dalla volontà espressa dal popolo) e di autoritarismo (adozione della violenza – in questo caso economica – come strumento per raggiungere l’obiettivo che le élite si sono date).

Apprezzo che il dott. Castaldi sia leale a un simile progetto nel momento in cui esso sta fallendo (e quindi si avrebbe tutto l’interesse a distanziarsene). Questo prova la sua buona fede. Sarebbe altrettanto apprezzabile che il dott. Castaldi non si esprimesse con leggerezza facendo terrorismo sulle conseguenze del superamento di questo gigantesco errore storico, e proponendo soluzioni che non sono né politicamente praticabili (poiché richiedono una solidarietà intra-europea che la crisi ha reso definitivamente impossibile), né tecnicamente risolutive. Ma questo dipende dal fatto che lui, a differenza di me, nel 1992 non stava scrivendo una tesi di dottorato in scienze economiche nella quale si dimostrava come in caso di debito pubblico elevato le politiche di austerità aggravano il male, anziché risolverlo. Sono studi che mi hanno permesso di prevedere nel 2011 il fallimento del governo Monti, e che oggi mi permettono di prevedere il fallimento dell’euro, con buona pace delle grandi personalità della cultura (quale?) che si ostinano a fermare il vento con le mani.

Alberto Bagnai